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Upcycling moda: un nuovo standard per il mercato del lusso

Nel mondo della moda, l’upcycling sta diventando una pratica sempre più necessaria per ridurre gli sprechi. Upcycling significa recuperare e riutilizzare materiali di qualsiasi tipo in modo creativo. Nella moda, abbigliamento, tessuti e accessori provenienti da rimanenze di magazzino o usati diventano il punto di partenza per realizzare prodotti nuovi, unici e sofisticati.

 

Cos’è l’upcycling?

 

Secondo Oxford Languages, upcycling significa riutilizzare oggetti o materiali scartati in modo da creare un prodotto di qualità o valore maggiori dell’originale. Per questo motivo, nonostante sia difficile da tradurre in italiano, questa pratica viene spesso definita riuso creativo. Il termine è stato inventato da un ingegnere meccanico tedesco, Reiner Pilz, nel 1994, per distinguere questa pratica dal riciclo, che considerava una sorta di downcycling, in quanto riporta i materiali al loro stato iniziale, spesso indebolendoli.

 

La differenza tra upcycling e riciclo

 

Al contrario dell’upcycling, il riciclo richiede che un prodotto venga sottoposto a un processo di lavorazione per separare le materie prime da riutilizzare nella creazione di nuovi oggetti. Secondo la Ellen MacArthur Foundation, solo l’1% dei rifiuti tessili viene riciclato a causa della complessità e degli alti costi di tale processo.

Proprio come il riciclo, l’upcycling può, però, avvenire pre- o post-consumo. Nel primo caso, vengono usati oggetti che non sono passati per le mani dei consumatori finali. Nel secondo caso, si parla di prodotti già acquistati o utilizzati dai consumatori.

 

Perché l’upcycling nella moda sta diventando necessario?

 

Se guardiamo i dati del settore, possiamo capire facilmente perché l’upcycling nella moda stia prendendo sempre più piede. Il Parlamento europeo indica che, tra il 2000 e il 2015, la produzione tessile globale è quasi raddoppiata, passando da 58 a 109 milioni di tonnellate di fibre, ma l’utilizzo dei capi di abbigliamento è sceso del 36%. Si prevede che, nel 2030, saranno realizzati 145 milioni di tonnellate di prodotti tessili.

Di conseguenza, il loro ciclo di vita è diventato più breve. Ogni anno, i cittadini europei consumano, in media, quasi 26 kg di prodotti tessili e ne smaltiscono circa 11. L’87% di questi indumenti usati vengono portati in discarica o inceneriti.

In particolare con il calo di vendite dovuto alla pandemia, inoltre, abbiamo iniziato ad accorgerci anche delle enormi rimanenze di magazzino, che, di norma, fanno la stessa brutta fine nell’inceneritore, incrementando l’inquinamento. Il report Fashion’s digital transformation, now or never di McKinsey indica che le scorte in eccesso delle collezioni primavera-estate 2020 hanno raggiunto un valore tra i 140 e i 160 miliardi di euro nel mondo, tra i 45 e i 60 solo in Europa.

 

I dati su produzione e consumo di abbigliamento in Italia

 

L’upcycling della moda in Italia diventa ancora più importante. Secondo Euratex, il nostro Paese è il primo nell’Unione europea (UE) per fatturato (36% dell’intera UE), occupazione (22%) ed esportazioni (27%) nel settore tessile e dell’abbigliamento.

In aggiunta, secondo quanto riportato da Statista nel report Consumer spending on clothing in the European Union 2018, by country, l’Italia è il terzo Paese dell’UE per spesa delle famiglie per l’abbigliamento, preceduto da Regno Unito (all’epoca della ricerca ancora nell’UE) e Germania. Come riportato da Eurostat, nel 2021, abbigliamento e calzature hanno gravato per il 5,3% sulle spese totali delle famiglie italiane.

 

 

Quali sono i vantaggi dell’upcycling nella moda?

 

L’upcycling nella moda ha diversi vantaggi. Il primo, e più evidente, è di tipo ambientale. Evitando gli sprechi e riducendo i rifiuti, si diminuiscono l’inquinamento, le risorse utilizzate nei processi produttivi e il rischio che materiali pericolosi vengano dispersi nell’ambiente. L’upcycling consente, infatti, sia di ridurre la produzione di nuovi beni, sia di dare una seconda vita a capi, tessuti e accessori che, altrimenti, verrebbero gettati via.

Inoltre, l’upcycling nella moda permette di creare prodotti unici e creativi, stravolgendo il loro processo di produzione. Il designer deve come prima cosa cercare gli scarti pre- o post-consumo da utilizzare e, solo in seguito, realizzare il bozzetto, contrariamente a quanto succede convenzionalmente. Questo implica che due capi o accessori difficilmente saranno uguali, ma varieranno a seconda dei materiali disponibili.

Infine, l’upcycling nella moda, in particolare quando effettuato a casa, consente un notevole risparmio: nulla costa meno di salvare, modificare e riutilizzare qualcosa che abbiamo già nel nostro armadio!

 

Cresce il mercato dei capi di seconda mano

 

La creatività, quindi, è l’elemento centrale dell’upcycling nella moda, che lo distingue dal semplice riuso o dalla rivendita, per i quali la merce non viene modificata. L’upcycling di abbigliamento e accessori si inserisce, però, in un più ampio aumento dell’interesse per simili pratiche, perfettamente simboleggiato dalla crescita del mercato del vintage e dei prodotti di seconda mano.

Secondo un report di Boston Consulting Group (BGC) con Vestiaire Collective, celebre piattaforma su cui gli utenti possono vendere e comprare capi e accessori di lusso usati, il suo valore è compreso tra i 100 e i 120 miliardi di dollari, e non include solo merce di fascia alta. BCG si aspetta che continui ad aumentare del 20-30% all’anno nel breve e medio termine grazie ai vantaggi che vedono i consumatori nel rapporto tra qualità e prezzo dei prodotti di seconda mano e del crescente interesse per la circolarità.

Sempre secondo la celebre società di consulenza, per i marchi del lusso entrare sul mercato dei prodotti di seconda mano e di archivio mai utilizzati è, ormai, un imperativo, anche se rimane il dubbio su come farlo. Proprio l’upcycling può offrire loro un’opportunità importante per muoversi su un territorio che già conoscono con pochi rischi, offrendo delle loro creazioni con garanzia di autenticità e nuovo, incrementato valore.

 

Cos’è il Candiani Upcycling Project?

 

Il nostro Candiani Upcycling Project (CUP) curato da Alessandro Della Cella recupera capi e tessuti per realizzare nuovi abiti e accessori. Oltre a vecchi jeans e giacche e tessuti in denim, vengono utilizzati capi vintage di alta qualità e con una storia da raccontare. Le collezioni uomo e donna CUP vengono create e vendute nel nostro laboratorio Candiani Custom di piazza Mentana 3, Milano.

Tra gli esempi di upcycling della moda presenti nella nostra collezione, troviamo non solo capi in denim tagliati, laserati o abbelliti con toppe colorate di altri tessuti, ma anche pantaloni militari trasformati in borse e gonne e morbide felpe e camicie vintage combinate per creare abiti ispirati alla tradizione giapponese.